Il Foresto

Una breve storia dell’azienda:

l’azienda agricola Il Foresto di Vernazza nelle Cinque Terre inizia a prendere forma nel 2018 senza sponsor e casate nobiliari. Nel 2015 mi trasferisco a Vernazza coinvolto dal progetto dell’Associazione TUQUOQUE nel il recupero terreni agricoli-vigneti terrazzati e la ricostruzione dei muretti a secco. Trovo lavoro in un’azieda agricola a Monterosso al Mare e parallelamente il progetto di recupero dei vigneti terrazzati dall’abbandono. Terminato il contratto di lavoro, azzardo, si aggiungono altri terreni ed inizio così a conferire ad altre cantine le uve prodotte.

Nel 2018 trovo un casolare abbandonato nelle alture di Vernazza riuscendo così a concretizzare il tutto e creare quindi l’azienda agricola.

I vini bianchi sono fatti con il tradizionale uvaggio delle Cinque Terre ovvero Bosco, Vermentino e Albarola ed in più varietà minori storiche del territorio (Picabon, Ruzzese e Rossese bianco) che abbiamo messo in collaborazione con il CNR-IVV di Torino. Il vino rosso è fatto con Sangiovese, Cabernet sovignon, Ciliegiolo e Syrah.

Cenni storici e geografici sul territorio (informazioni sintetiche):

forte dislivello mare/monti con terrazzamenti dove la tradizione nella coltivazione e produzione di vino è millenaria. Da Giorgio Gallesio, nella sua Pomona Italiana, che collega la vernaccia al vermentino ligure:

«È noto che Corniglia è una delle Cinque Terre della Liguria, e che Vernaccia è un’altra di queste così dette Cinque Terre, ed è noto che il vino prezioso che si fa in quei paesi è composto principalmente di un’uva conosciuta nel luogo sotto il nome di Piccabuono e nel resto del Genovesato sotto il nome di Vermentino. Il nome di Vernaccia è un nome ignoto fra le uve di quei paesi ed è invece il nome della Terra ove abbonda di più il Piccabon. Non si può dubitare che le uve che vi si coltivano al presente non siano le stesse che vi si coltivavano nel 14.mo e 15.mo secolo. Bisogna dunque concludere che il Piccabon dei nostri tempi è la Vernaccia degli antichi. Né intendo di dire con ciò che quest’uva abbia cangiato di nome: io sono convinto che sino da quell’epoca essa riceveva nelle Cinque Terre il nome di Piccabon: ma questo nome non passava all’estero; e il suo vino, portato in Toscana vi era distinto col nome del luogo ove era fatto e di quello da dove veniva, e così era chiamato Vernaccia di Corniglia. Noi abbiamo ancora al presente molti esempi di questo sistema nei vini del commercio. La maggior parte prendono il nome dai paesi da dove si estraggono, quantunque in essi o nei vicini ove si raccolgono, le uve che gli producono abbiano ognuna un nome proprio che la distingue dalle altre. …››

Condizioni ambientali del posto e dell’area di produzione (eventuali rischi ambientali):

I vigneti si estendono all’interno del Parco Nazionale delle Cinque Terre, luogo dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Qui la conformazione geomorfologica estremamente impervia così la viticoltura si pratica sui tipici terrazzamenti sostenuti da muretti a secco su irti pendii di scogliere a picco sul mare ad elevato rischio dissesto idrogeologico. Le particolari condizioni climatiche di questo tratto di costa sono rese ancora più critiche dal cambiamento mondiale con periodi siccitosi sempre più prolungati. Negli ultimi anni c’è stato un aumento esponenziale della fauna selvatica (cinghiali, caprioli) creando un forte squilibrio e ingenti danni all’agricoltura. Il lavoro in vigna è obbligatoriamente tutto manuale ma ciò permette di curare ogni singola pianta entrando in profonda sintonia con i vigneti coltivati e l’ambiente circostante. I vigneti sorgono su due differenti tipi di rocce ed in diverse storiche zone viticole nel comune di Vernazza e Corniglia dai 25 ai 500m sul livello del mare tra limoni, fichi d’india piante di capperi, finanche agavi e palme A.A. Il Foresto di VernazzaI miei principi e idealità di produttore: l’ambizione è di fare una viticoltura il più sostenibile possibile e viverne nel rispetto dell’agro-eco-sistema impervio e fragile delle Cinque Terre e fare un vino fortemente caratterizzato dall’ambiente in cui nasce.

La mia opinione sull’utilizzo di OGM:

nutro poca fiducia nell’etica di chi finanzia e gestisce questa biotecnologia. La scienza è una cosa seria e importante ma spesso l’uomo se n’è approfittato per fare del male ad altri uomini, piante, animali, etc..

I VINI

Annata: 2023

La viticoltura

Nome vigneto/i: Contra, Comenecco Caruso, Zuara

Superficie (ha): in totale circa 0,7

Suolo: con molto scheletro composto prevalentemente da roccia scisto argillosa il cui colore vira dall’ocra e gradatamente sino al ruggine.

Esposizione dei filari: varia molto

Altitudine: dai 30 ai 500 m slm

Vitigno/i: Bosco, Vermentino, Albarola (piccole quantità di vitigni minori Rossese bianco, Ruzzese, Piccabon)

Portainnesto/i: prevalentemente Paulsen 1103 (V. berlandieri x V. rupestris)

Forma di allevamento: spalliera e pergola

Anno di impianto: dal 1947 al 2007

Densità d’impianto (ceppi/ha): dai pochi delle pergole ai circa 7000 ceppi/ha

Produzione per ceppo (kg/pianta): mediamente due Kg

Produzione per ettaro (q/ha): mediamente due Kgcirca 40 q/ha

Trattamenti (tipologia e frequenza): rame e zolfo bagnabile, zolfo in polvere, Bacillus t.k., Sapone molle, in emergenza uno o due trattamenti sistemici (mai dopo giugno).

Fertilizzanti (tipologia e frequenza): letame e organo-minerale di origine naturale.

Modalità di vendemmia: manuale cassetta

Utilizzo di uve acquistate da terzi: si (dipende dall’annata e dai danni causati da ungulati e meteo)

L’enologia

Modalità di diraspatura e pigiatura: diraspatrice elettrica

Modalità di pressatura: torchio idraulico/pressa

Vinificatori in (materiale): acciaio vetroresina e vetro

Macerazione (durata e temperatura, specificare se controllata): si a temperatura non controllata se non con un po’ di neve carbonica

Anidride solforosa e/o acido ascorbico (quantità e momento di aggiunta): in pigiatura – travaso – imbottigliamento, ovviamente il minimo indispensabile

Utilizzo di lieviti selezionati (se sì, tipologia e provenienza; indicare se i lieviti hanno una certificazione No Ogm): spontanea

Metodologia di stabilizzazione: nessuna

Filtraggi (se sì, tipologia): no

Chiarifiche (se sì, tipologia): bentonite (stabilità proteica)

Eventuale affinamento in acciaio (durata): 6 mesi, fino a primavera

Eventuale affinamento in botte o barrique (tipologia, capacità e n° passaggi): no

Eventuale affinamento in bottiglia (durata): 1 mese

Resa uva/vino (%): 60-65 %

Numero di bottiglie prodotte: 3000 circa

Tipologia bottiglia : bordolese

Tappo in (materiale): sughero conglomerato

Destinazione delle vinacce: compost per orto

Produzione di grappe o distillati (sì o no): no

Titolo alcolometrico: 13%vol

Acidità (g/l): 6,00

Ph: 3,40

Estratto secco (g/l): 23,80

Anidride solforosa libera (mg/l all’imbottigliamento): 25

Anidride solforosa totale (mg/l all’imbottigliamento): 85

Descrizione organolettica e libera

Il mio vino è: VINO

Annata: 2024

La viticoltura

Nome vigneto/i: Contra, Lama

Superficie (ha): in totale circa 0,3

Esposizione dei filari: varia

Altitudine: dai 25 ai 60 m slm

Vitigno/i: Bosco, Vermentino, Albarola (conuna prevalenza di uve Bosco)

Portainnesto/i: prevalentemente Paulsen 1103 (V. berlandieri x V. rupestris)

Forma di allevamento: spalliera e pergola

Anno di impianto: dal 1947 al 2007

Densità d’impianto (ceppi/ha): dai pochi delle pergole ai circa 7000 ceppi/ha

Produzione per ceppo (kg/pianta): meno di un Kg

Produzione per ettaro (q/ha): circa 30 q/ha

Trattamenti (tipologia e frequenza): rame e zolfo bagnabile, zolfo in polvere, Bacillus t.k., Sapone molle, in emergenza uno o due trattamenti sistemici (mai dopo giugno).

Fertilizzanti (tipologia e frequenza): letame e organo-minerale di origine naturale.

Data inizio vendemmia: prima settimana di settembre in genere.

Modalità di vendemmia: manuale cassetta

Utilizzo di uve acquistate da terzi (se sì, in che percentuale): si (dipende dall’annata e dai danni causati da ungulati e meteo)

Certificazioni (biologica, biodinamica, altro): no

L’enologia

Modalità di diraspatura e pigiatura: diraspatrice elettrica

Modalità di pressatura: torchio idraulico

Vinificatori in (materiale): acciaio vetroresina e vetro

Macerazione (durata e temperatura, specificare se controllata): si a temperatura non controllata se non con un po’ di neve carbonica

Anidride solforosa e/o acido ascorbico (quantità e momento di aggiunta): pigiatura – travaso – imbottigliamento, ovviamente il minimo indispensabile

Utilizzo di lieviti selezionati : fermentazione spontanea

Metodologia di stabilizzazione: freddo invernale quando c’è

Filtraggi (se sì, tipologia): no

Chiarifiche (se sì, tipologia): bentonite

Eventuale affinamento in acciaio (durata): 6 mesi su fecce fini sino a primavera

Eventuale affinamento in botte o barrique (tipologia, capacità e n° passaggi): no

Eventuale affinamento in bottiglia (durata): 6 mesi

Eventuali correzioni: no

Uso di mosto concentrato/mosto concentrato rettificato: no

Utilizzo di concentratore: no

Pratiche di “salasso”: no

Resa uva/vino (%): 60-65%

Numero di bottiglie prodotte: 500

Tipologia bottiglia (borgognona, bordolese, alsaziana, albeisa etc): bordolese

Tappo in (materiale): sughero conglomerato

Destinazione delle vinacce: in vigna

Produzione di grappe o distillati (sì o no): no

Le caratteristiche chimiche

Titolo alcolometrico: 14%vol

Acidità (g/l): 6,50

Ph: 3,30

Estratto secco (g/l): 26,57

Anidride solforosa libera (mg/l all’imbottigliamento): 20

Anidride solforosa totale (mg/l all’imbottigliamento): 80

Annata: 2025

La viticoltura

Nome vigneto/i: Contra, Lama, Comenecco, Caruso-Zuara

Superficie (ha): in totale circa 0,2

Esposizione dei filari: varia

Altitudine: dai 30-500 m slm

Vitigno/i: Sangiovese, Merlot, Cabernet f., Ciliegiolo, Granaccia e Canaiolo

Portainnesto/i: prevalentemente Paulsen 1103 (V. berlandieri x V. rupestris)

Forma di allevamento: spalliera e pergola

Anno di impianto: dal 1947 al 2007

Densità d’impianto (ceppi/ha): dai pochi delle pergole ai circa 7000 ceppi/ha

Produzione per ceppo (kg/pianta): circa due Kg

Produzione per ettaro (q/ha): circa 40-50 q/ha

Trattamenti (tipologia e frequenza): rame e zolfo bagnabile, zolfo in polvere, Bacillus t.k., Sapone molle, in emergenza uno o due trattamenti sistemici (mai dopo giugno).

Fertilizzanti (tipologia e frequenza): letame e organominerale di origine naturale.

Data inizio vendemmia: prima settimana di settembre in genere.

Modalità di vendemmia: manuale cassetta

Utilizzo di uve acquistate da terzi (se sì, in che percentuale) : si (dipende dall’annata e dai danni causati da ungulati e meteo)

Certificazioni (biologica, biodinamica, altro): no

 

L’enologia

Modalità di diraspatura e pigiatura: diraspatrice elettrica

Modalità di pressatura: torchio idraulico

Vinificatori in (materiale): acciaio, vetroresina e vetro

Macerazione (durata e temperatura, specificare se controllata): si a temperatura non controllata

Anidride solforosa e/o acido ascorbico (quantità e momento di aggiunta): pigiatura – travaso – imbottigliamento, ovviamente il minimo indispensabile

Utilizzo di lieviti selezionati: no

Metodologia di stabilizzazione: freddo invernale quando c’è

Filtraggi (se sì, tipologia): no

Chiarifiche (se sì, tipologia): bentonite

Eventuale affinamento in acciaio (durata): 6 mesi su fecce fini sino a primavera

Eventuale affinamento in botte o barrique (tipologia, capacità e n° passaggi): no

Eventuale affinamento in bottiglia (durata): 6 mesi

Eventuali correzioni: no

Uso di mosto concentrato/mosto concentrato rettificato: no

Utilizzo di concentratore: no

Pratiche di “salasso”: no

Resa uva/vino (%): 60-65%

Numero di bottiglie prodotte: 200

Tipologia bottiglia (borgognona, bordolese, alsaziana, albeisa etc): bordolese

Tappo in (materiale): sughero conglomerato

Destinazione delle vinacce: in vigna

Produzione di grappe o distillati (sì o no): no

Le caratteristiche chimiche

Titolo alcolometrico: 12 %vol

Acidità (g/l): 6,30

Ph: 3,35

Estratto secco (g/l): 25,57

Anidride solforosa libera (mg/l all’imbottigliamento): 22

Anidride solforosa totale (mg/l all’imbottigliamento): 89

Informazioni utili sulla cantina

logo floresto vernazza

Nome produttore/azienda: Azienda Agricola Il Foresto di Vernazza di Michele Potenza

Ragione sociale: ditta individuale

Indirizzo (Via, CAP, Località e Comune, Provincia): Località Campasso, 1 – 19018 Vernazza (SP)

Telefono: 3318766719

 

E-mail: michele.rocco.potenza@gmail.com, info@ilforestodivernazza.com

Sito internet: www.ilforestodivernazza.com

Proprietario: Michele Potenza

Possibilità di visitare l’azienda (sì o no; se sì indicare in quali giorni): si, su appuntamento

Eventuali prodotti acquistabili in azienda: Vino

Descrizione del nucleo famigliare e loro coinvolgimento nelle attività agricole (descrizione sintetica):

Rocco (padre) mi aiuta nella cura dei nuovi vigneti ed in particolare delle giovani barbatelle, nella

legatura invernale, vendemmia, nell’etichettatura e confezionamento delle bottiglie. Fabio (fratello)

vive a Collegno (TO) e viene ad aiutarmi quando può durante l’anno, in particolare per la

vendemmia.

Estensione terreni (ha): 11 ha

Superficie coltivata a vigneto (ha, altitudine) : circa 1 ha dai 30 ai 500 metri slm

Altre colture (quali): limoni, piccolo orto

Tipo di conduzione (proprietà/affitto/altro): dei vigneti 2 000 mq di proprietà ed il restante in comodato d’uso-affitto

Tipo di coltivazione: agricoltura integrata (non certificato)

Eventuale laboratorio di analisi utilizzato: laboratorio regionale e lab di un’emporio enologico

Enologo o responsabile di cantina (se consulente, specificarlo): Michele Potenza

Agronomo o responsabile conduzione agricola (se consulente, specificarlo) : Michele Potenza

Vini prodotti (Denominazione e cru o nome di fantasia): RECAUSI (vino bianco ); TARSOARSO (vino BIANCO); Vino ROSATO

Numero totale di bottiglie prodotte (mediamente): 4-5000 bottiglie

Vendita diretta (specificare se in azienda, mercati, fiere, e la percentuale): si in fiere e azienda 5%

Vendita nella media e/o grande distribuzione: vendita diretta nel settore horeca